EmissioniNormativarifiutiSFALCI E POTATURE

3 Settembre 2021
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Settembre 2021

E’ possibile gestire degli sfalci e potature come NON rifiuti?

Affrontiamo il punto di vista di chi fa gestione del verde, sia pubblico che privato, per capire quale è la situazione, oggi (perchè non si sa mai!!!).

Questi rifiuti sono stati oggetto di diverse modifiche e anche tentativi, non riusciti, di escluderli dall’elenco dei rifiuti.

Tuttavia secondo la normativa oggi vigente ai sensi dell’art. 185 dlgs 152/06, a partire dal 26 maggio 2019, è possibile gestire come NON rifiuti scarti vegetali in presenza di presupposti specifici:

1) siano effettuati nell’ambito delle normali pratiche colturali legate alle attività agricolo-forestali, oppure derivino dalla manutenzione del verde pubblico dei Comuni;

2) non siano pericolosi;

3) siano utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione ovvero con cessione a soggetti terzi, attraverso processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana.

Quindi è rilevante il soggetto che produce il materiale vegetale: se è un soggetto che opera nel settore agricolo e forestale va bene, ma chi segue giardini privati, ad esempio, è escluso.

Se gli sfalci e potature derivano da un giardiniere che opera per privati cittadini o per aziende che hanno le aiuole da sistemare si parla sicuramente di rifiuti.

Lo stesso tipo di sfalcio che deriva da aiuole pubbliche, invece, per legge, può uscire dalla filiera dei rifiuti. Quindi niente formulari, registri carico e scarico, MUD. Però, come è ovvio, trattandosi fisicamente dello stesso tipo di materiale (mi riferisco in generale a sfalci e potature) è estremamente importante lavorare sulla documentazione che accompagna il trasporto e l’ingresso nell’impianto destinatario.

E’ importante l’origine del rifiuto perché in determinate condizioni potrebbe trattarsi di rifiuti pericolosi: pensiamo ad alcune culture sperimentali impiegate in parti d’Italia per “assorbire” l’inquinamento atmosferico e del suolo. Questo tipo di sfalci e potature potrebbero effettivamente essere rifiuti pericolosi.

Vanno quindi definite modalità operative interne affinché il fornitore dichiari a chi si occupa dello sfalcio e successivo trasporto la provenienza degli scarti e per accertarsi che non si tratti di rifiuti pericolosi.

Va infine accertata la destinazione finale del materiale: se impiegato per la normale pratica agricola e di silvicoltura o per produzione energetica da biomassa, può essere gestito come non rifiuto.

 

Cosa fare?

Occorre sviluppare un sistema di gestione che consenta di acquisire costantemente informazioni adeguate sull’origine dei materiali, al fine di evitare di incorrere in sanzioni in caso di eventuali verifiche da parte dell’autorità competente. E’ una situazione relativamente nuova che assumerà connotati del tutto simili, dal punto di vista visivo, con l’attuale gestione rifiuti in corso, per questo l’aspetto “burocratico” assumerà rilievo estremamente importante per giustificare il tipo di attività in corso.

Se siete operatori del verde e gestite varie situazioni è necessario organizzare al proprio interno dei meccanismi che consentano un controllo costante e una consapevolezza diffusa delle diverse situazioni, al fine di evitare errori banali ma con conseguenze rilevanti.

Articolo redatto da Sigeambiente

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