EmissioniNewsINQUINAMENTO DELL’ARIA

17 Maggio 2020
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Maggio 2020

Il rapporto tra Coronavirus e l’inquinamento dell’aria

Mentre ci avviamo verso la riapertura di pressoché tutte le attività del Paese, molti studi stanno proliferando per cercare di valutare un eventuale collegamento tra il Covid-19 e l’inquinamento atmosferico.

Sicuramente i dati sono ancora troppo pochi e, nonostante sembri passato un secolo, la conoscenza del Coronavirus è ancora limitata per poter arrivare a conclusioni definitive. L’unico dato certo è che persone affette da patologia pregresse (di cui erano a conoscenza o no) sono state le più esposte al rischio di conseguenze gravi.

L’altro dato certo sono gli studi, ormai di anni, che affermano la maggior incidenza di patologie dell’apparato respiratorio in persone che vivono in aree del pianeta a forte inquinamento atmosferico.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 4,2 milioni di persone che muoiono ogni anno per l’inquinamento atmosferico. I decessi si concentrano in aree del pianeta a forte industrializzazione e urbanizzazione, dove gas inquinanti e polveri sottili hanno una concentrazione maggiore che in altre parti.

 

Quali sono i nemici principali?

Si chiamo PM (particulate matter – in italiano particolato); sostanze sospese nell’aria con un diametro fino a mezzo millimetro prodotte sai dall’attività naturali (pollini, polveri) che dall’attività umana (riscaldamento, traffico stradale, industrie). Nel Nord Italia la fonte principale di questo inquinamento è il riscaldamento domestico e il traffico stradale.

Sono chiamati PM 10 e PM2,5 dove il numero indica il diametro della particella, quindi sempre più sottili (polveri sottili). Queste sono in grado di entrare nell’organismo umano e alterarlo, determinando varie tipologie di problematiche. E’ stato rilevato, negli ultimi anni, come un’esposizione prolungata al PM2,5 possa determinare insorgenza di diabete, ritardi nello sviluppo neurologico dei bambini e malattie neurologiche degenerative negli anziani. E’ quasi sempre sulla base di questi valore che vengono decisi, di volte in volta dalle varie amministrazioni, le chiusure della circolazione del traffico.

 

Quali sono i collegamenti con il Covid?

Rispetto al Covid-19 gli studi sono in corso. L’Università di Harvard ha pubblicato uno studio preliminare nel quale afferma che un aumento di 1 microgrammo al mero cubo del PM2,5 nell’aria può comportare un aumento del 15% nelle morti dovute a Covid-19.

Anche la Società Italiana di Epidemiologia Ambientale ha pubblicato una posizione in cui ipotizza la connessione tra il Coronavirus e l’inquinamento elevato della pianura Padana. Così come altri studi italiani che hanno collegato il tema Covid-19 con l’incidenza in Lombardia e Emilia Romagna. Tuttavia altri istituti come ARPAV (Agenzia regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente del veneto), la Società Italiana di Aerosol, e IFC-CNR (Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio nazionale delle Ricerche) si sono espressi dichiarando che i dati non sono ancora scientificamente dimostrati e che occorre prudenza.

 

Cosa succede ora?

Resta il problema che con la Fase 2 la gente ricomincerà a spostarsi per lavoro e altro e sarà l’impiego dell’automobile il mezzo privilegiato, anche per la paura dei contagi dovuti ai mezzi pubblici. Ci sarà inevitabilmente un ritorno a parametri di inquinamento elevati dovuti alla circolazione del traffico (fortunatamente il periodo di riscaldamento è terminato ma si riproporrà a ottobre).

Per questo molte città si stanno attrezzando incoraggiando l’impiego di mobilità alternativa: bicicletta e monopattini e altre soluzioni.

Il richiamo al senso di responsabilità che orami rappresenta il tema principale di ogni intervista televisiva sta proprio in questo, comprendere le esigenze e capire che ogni singolo comportamento può essere un tassello importante verso un cambiamento.

 

ARPA Lombardia ha rilasciato un rapporto sulla qualità dell’aria nel periodo di lockdown da cui emerge come traffico e soprattutto riscaldamento domestico siano le cause più rilevanti delle emissioni.

 

Articolo redatto da Sigeambiente

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